{"id":9565,"date":"2021-02-20T21:20:19","date_gmt":"2021-02-20T20:20:19","guid":{"rendered":"https:\/\/ies.bio\/non-categorizzato\/looking-through-the-divided-self\/"},"modified":"2021-03-31T12:05:45","modified_gmt":"2021-03-31T10:05:45","slug":"guardando-attraverso-il-se-diviso","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/ies.bio\/it\/ecopsychology-vision-it\/guardando-attraverso-il-se-diviso\/","title":{"rendered":"Guardando attraverso il s\u00e9 diviso"},"content":{"rendered":"<p>Molta della ricerca nell\u2019ambito dell&#8217;ecologia e della conservazione della Natura, ignora il ruolo del s\u00e9 diviso, che contribuisce &#8211; anche sul piano ambientale &#8211; alla creazione di quegli stessi problemi che cerca di risolvere. Non \u00e8 possibile, quindi, trovare soluzioni, senza prima esaminare la base stessa del s\u00e9, che prima crea il problema e poi parte all\u2019avventura per risolverlo. Questo articolo esplora il riflesso delle tensioni di un s\u00e9 diviso che si esprimono nelle attivit\u00e0 sociali e nelle scelte politiche, che si frammischiano e confondono all&#8217;interno della narrativa pi\u00f9 ampia del disastro ambientale.<\/p>\n<p>La divisione, nel s\u00e9, emerge quando vengono distorte l&#8217;esperienza del mondo e l&#8217;esperienza di s\u00e9. C&#8217;\u00e8 da pendere in considerazione, prima di tutto, un contesto esistenziale che influenza tutte le forme di follia. Sperimentando noi stessi come &#8220;persone&#8221;, rispetto agli altri, proviamo un senso di autoconvalida, ma quando la stessa esperienza si inverte &#8211; quando cerchiamo, cio\u00e8 la conferma della nostra identit\u00e0 nel feedback che riceviamo dagli altri &#8211; si verifica una spersonalizzazione.<\/p>\n<p>La modernit\u00e0, con la sua ossessione per gli oggetti e l&#8217;oggettivazione &#8211; che Fromm chiama appropriatamente necrofilia &#8211; fa s\u00ec che la spersonalizzazione diventi la base stessa della formazione dell&#8217;identit\u00e0 e della relazione con il mondo. Le caratteristiche individuali, che includono le dimensioni ecopsicologiche dell&#8217;essere nel mondo, si trasformano in meri prerequisiti per una sessione terapeutica decente. In effetti, lo stesso linguaggio con cui le persone tendono a descrivere i loro mali porta il marchio della stessa folle frenesia da cui cercano di tirarsi fuori. <a href=\"http:\/\/www.liberazioni.eu\/wp-content\/uploads\/2019\/10\/Adams-01.pdf\" target=\"_blank\" rel=\"noopener\">Andree Collard<\/a>, ad esempio, sottolinea la differenza nella descrizione che le persone fanno della loro relazione con i propri simili &#8211; che sono piene di una complessa gamma di sentimenti ed emozioni &#8211; e di quella della loro relazione con la Natura, che ha una forma molto pi\u00f9 povera e stereotipata di linguaggio. Il riduzionismo insito nel linguaggio, quindi, non solo aiuta nella divisione del s\u00e9, ma diventa anche un ostacolo primario a qualsiasi guarigione. Impegnati in un&#8217;atmosfera sociale che enfatizza la spersonalizzazione e l&#8217;alienazione, si finisce col cercare la convalida della propria identit\u00e0 proprio in quelle stesse istituzioni e strutture che, in primo luogo, minacciano il &#8220;s\u00e9&#8221;. Ad esempio, sebbene sia proprio il tecnocentrismo a indurre una frammentazione del proprio s\u00e9, questo non impedisce a nessuno di infatuarsi del prossimo hashtag su Twitter.\u00a0 Si crea, al contrario, una personalit\u00e0 che crea dipendenza e cerca gratificazione in un&#8217;approvazione priva di significato da parte dello &#8220;sconosciuto&#8221;. Kanner &amp; Gomes si riferiscono a questa ossessione come una forma di disturbo narcisistico di personalit\u00e0.<\/p>\n<p>Non si tratta di negare che la tecnologia abbia i suoi vantaggi, ma di riconoscere che la nostra dipendenza dal cercare soluzioni ai nostri problemi nella tecnologia spesso si somma al\u00a0 problema stesso. Come evidenziato dalla ricerca di Rachel Carson sull&#8217;impatto dei pesticidi.<br \/>\nCi sono molti esempi sulle conseguenze di un approccio alla tecnologia non adeguatamente esaminato, o di presunte buone riforme politiche, come la cosiddetta rivoluzione verde in India. Il presupposto di base \u00e8 che &#8220;tutto \u00e8 uguale&#8221;, cio\u00e8 che se le variabili coinvolte rimangono le stesse, la riforma attraverso la politica, la protesta o la tecnologia &#8220;dovrebbe&#8221; funzionare. Ma gli esseri umani non sono uguali, non sono monadi composte degli stessi livelli di paura e desiderio (tra le altre cose). Anche tra collettivi sociali, c&#8217;\u00e8 poco di comune, in termini di richieste e bisogni, da parte dei diversi gruppi. Due persone possono avere desideri o paure molto diversi in base a una serie di fattori sociali, psicologici e culturali. Questo pu\u00f2 essere facilmente compreso osservando i diversi atteggiamenti che le persone hanno nei confronti del cambiamento climatico. Tutti i dati scientifici indicano la catastrofe che ci attende, eppure le persone continuano a negare. Perch\u00e9 succede questo? Il divario tra il cambiamento percepito e il cambiamento effettivo \u00e8 ovviamente il risultato di visioni diverse. Ma il fatto che gli individui in questi gruppi (incluso il mio s\u00e9) siano stati continuamente privati \u200b\u200bdella totalit\u00e0 del loro s\u00e9, gioca un ruolo molto pi\u00f9 importante. I nostri corpi, ad esempio, sono diventati semplici oggetti tra gli altri, che devono essere abbelliti e modificati per dover essere apprezzati dagli altri. I nostri corpi diventano, per usare una frase di R. D. Laing, il nucleo di un s\u00e9 non incarnato. Il s\u00e9 diviso, senza corpo, \u00e8 onnipotente e sempre potente. Si impegna in un mondo che egli stesso ha creato e non \u00e8 mai in relazione creativa con gli altri. \u00c8 un consumatore, una merce e un venditore&#8230; tutto in uno. Gli annunci pubblicitari e i centri commerciali ci spingono a consumare, i media ci usano come merce, e noi facciamo gli annunci e lavoriamo per i media! La divisione nel s\u00e9 rende impossibile riconoscere la gravit\u00e0 del problema, soprattutto perch\u00e9 \u00e8 molto pi\u00f9 facile distogliere lo sguardo e lasciare che le cose siano. Crea un vuoto dentro di noi, che pu\u00f2 essere riempito solo da cose nuove, eventi o ideologie vuote.<\/p>\n<p>Affinch\u00e9 un qualsivoglia movimento ecologico abbia successo, dovrebbe quindi riconoscere l&#8217;aspetto ecopsicologico del nostro s\u00e9, poich\u00e9 \u00e8 il &#8220;s\u00e9&#8221; che si trova al centro di ogni esperienza e azione. Un s\u00e9 diviso\u00a0 porta solo pi\u00f9 crisi e pi\u00f9 caos.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>&#8212;<\/p>\n<h6>Foto: Turquoise abstract landscape by Alan Scales &#8211; <a href=\"http:\/\/unsplash.com\/\" target=\"_blank\" rel=\"noopener\" data-saferedirecturl=\"https:\/\/www.google.com\/url?q=http:\/\/unsplash.com&amp;source=gmail&amp;ust=1614188302341000&amp;usg=AFQjCNHH1Q9JBX6t8TmX4lIZ5uFw1XpEtw\">unsplash.com<\/a><\/h6>\n<div><strong>Bibliografia:\u00a0<\/strong><\/div>\n<div>&#8211; Fromm, E. (1992).\u00a0<i>The anatomy of human destructiveness<\/i>. Macmillan.<\/div>\n<div>&#8211; Collard, A., &amp; Contrucci, J. (1989).\u00a0<i>Rape of the Wild: Man&#8217;s Violence against Animals and the Earth<\/i>. Indiana University Press.<\/div>\n<div>&#8211; Kanner, A. D., &amp; Gomes, M. E. (1995). The all-consuming self.\u00a0<i>Ecopsychology: Restoring the earth, healing the mind<\/i>, 77-91.<\/div>\n<div>&#8211; Laing, R. (2010).\u00a0<i>The divided self: An existential study in sanity and madness<\/i>. Penguin UK.<\/div>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Molta della ricerca nell\u2019ambito dell&#8217;ecologia e della conservazione della Natura, ignora il ruolo del s\u00e9 diviso, che contribuisce &#8211; anche sul piano ambientale &#8211; alla creazione di quegli stessi problemi che cerca di risolvere. 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